Lofoten tra fiordi, spiagge bianche e villaggi di pescatori
Lasciamo la Svezia alle spalle ed entriamo in Norvegia. Dopo giorni trascorsi tra i boschi della Lapponia, il freddo, il ghiaccio e le strade quasi deserte, davanti a noi comincia a cambiare tutto.
La nostra destinazione sono le isole Lofoten, Xena, mi tiene la mente occupata a causa di qualche problemino che prima o poi dovrò risolvere.
Le montagne diventano sempre più imponenti, i fiordi si insinuano tra le pareti rocciose e il mare comincia a essere una presenza costante. Ma soprattutto torna il verde.
Dopo l’immensità dei boschi finlandesi e svedesi, ritroviamo prati, fattorie, mucche e pecore al pascolo. Qui la vita quotidiana è scandita dal mare, dall’allevamento e dalla pesca.
E poi c’è il vento. Tanto vento.
Dalla Svezia alle Lofoten, lungo la E10
Lasciamo Abisko e riprendiamo il viaggio verso il confine norvegese lungo la A10, ma mi accorgo quasi subito che Xena fa piu fumo del solito. Purtroppo è proprio quello che temevo: la Lambretta sta bruciando olio motore e il sospetto che avevo sul paraolio sembra trovare conferma.
Non è una bella notizia, soprattutto considerando quanti chilometri abbiamo ancora davanti. Per il momento possiamo continuare a viaggiare, ma dovremo controllare più spesso il livello dell’olio e rabboccarlo quando necessario. Speriamo soltanto che il problema non peggiori.
La strada è bella, scorrevole e in buone condizioni, ma non bisogna lasciarsi ingannare dall’asfalto. Il vento arriva a raffiche e in alcuni tratti faccio davvero fatica a tenere la Lambretta.
Qui la E10 è un continuo saliscendi. Attraversa vallate, costeggia fiordi, entra nelle montagne e ne esce con panorami completamente diversi. Ma la strada è viscida, scivolosa e bisogna fare molta attenzione.
Le isole sono collegate da ponti e tunnel, alcuni dei quali sembrano quasi parte integrante del paesaggio.
La cosa che colpisce maggiormente è la varietà di paesaggi concentrata in così pochi chilometri. Da una parte montagne scure e ripide, dall’altra piccoli prati verdi che arrivano quasi fino al mare.
Ogni tanto compaiono casette isolate, piccoli porti, barche da pesca e qualche allevamento. La vita sembra essersi adattata a questi spazi stretti tra acqua e montagna.
E mentre procediamo, il cielo davanti a noi diventa sempre più nero.

Lødingen, la nostra prima notte sulla costa norvegese
Proseguiamo senza fermarci a Narvik e raggiungiamo Lødingen, un piccolo centro affacciato sul Vestfjord, sull’isola di Hinnøya. È un luogo di passaggio per chi si dirige verso le Lofoten, ma conserva l’atmosfera tranquilla dei paesi legati alla pesca e alla vita di mare.
Per la notte scegliamo il Lødingen Brygge Restaurant & Rooms, una struttura semplice e accogliente, in stile marinaro, proprio vicino al porto.
La sera ci fermiamo a mangiare il baccalà, uno dei piatti che volevamo assaggiare durante il viaggio. Da queste parti il merluzzo non è soltanto un ingrediente della cucina locale: la sua pesca e la sua conservazione hanno segnato per secoli l’economia e la vita delle comunità costiere.

È il nostro primo assaggio della Norvegia dei pescatori, prima di riprendere la E10. Ci troviamo davanti a uno dei tratti di strada più belli percorsi finora. Costeggiamo l’area del Parco nazionale Møysalen, dove il paesaggio è dominato da montagne imponenti che si alzano quasi verticalmente dai fiordi.
La strada si infila tra pareti rocciose, boschi e specchi d’acqua, seguendo le forme di un territorio che lascia pochissimo spazio all’uomo. Le montagne hanno profili irregolari, con cime appuntite e versanti ripidissimi, mentre più in basso il verde della vegetazione arriva fin quasi alla riva.
Attraversiamo vallate strette, poi improvvisamente il panorama si apre e davanti a noi compaiono grandi distese d’acqua circondate dalle montagne. È un continuo alternarsi di ombra e luce, di tratti raccolti tra le rocce e vedute che sembrano non avere fine.
Rispetto alla Finlandia e alla Svezia settentrionale, dove per giorni abbiamo viaggiato tra boschi e grandi spazi pianeggianti, qui cambia completamente la dimensione del paesaggio. Tutto sembra più vicino, più alto, più imponente.
Rambergstranda, una spiaggia tropicale nel Grande Nord
Lungo la strada ci fermiamo a Rambergstranda, una delle spiagge più sorprendenti delle Lofoten.
Siamo sull’isola di Flakstadøya. Qui una lunga distesa di sabbia chiarissima incontra un mare dalle sfumature turchesi, con le montagne scure a fare da cornice.

È un contrasto davvero particolare. Fino a pochi minuti prima attraversiamo un paesaggio dominato da rocce nere, prati e montagne; improvvisamente ci troviamo davanti a una spiaggia che sembra appartenere a tutt’altra latitudine.
Francesca guarda l’acqua e se ne esce con un paragone che rende perfettamente l’idea: sembra che qualcuno abbia preso un pezzo di Zanzibar e lo abbia portato fin quassù.
In effetti, se non fosse per il freddo, il vento e le montagne sullo sfondo, il colore del mare potrebbe ingannare.
Ci fermiamo per qualche fotografia. Il vento continua a soffiare forte, talmente forte che ci solleva ma almeno la pioggia ci concede una tregua. Qualche goccia ogni tanto, niente di più.
Un altro problema meccanico per Xena
Sento che qualcosa nel comportamento di Xena è cambiato. Quando chiudo il gas, la Lambretta tende a rimanere leggermente accelerata. Conosco bene questo segnale e capisco subito che probabilmente l’olio motore è terminato.
Ci fermiamo alla prima area di servizio per controllare. Mi serve una chiave a brugola che in quel momento non ho a disposizione, così ne chiedo una in prestito al gommista. Apro e trovo la conferma di quello che sospettavo: l’olio è finito.
Rabbocco con gli ultimi 400 grammi che abbiamo con noi e possiamo ripartire. Adesso, però, dobbiamo assolutamente procurarci altro olio, che speriamo di trovare a Bodø, una volta lasciate le Lofoten.
Ma la vera domanda è un’altra: per quanto tempo potrò continuare così?
Per adesso Xena continua a portarci avanti, ma non sappiamo per quanti chilometri ancora. Dovremo controllare spesso il livello e cercare di capire quanto velocemente sta consumando olio.
Non è proprio il genere di pensiero che vorrei avere mentre attraversiamo uno dei paesaggi più belli della Norvegia, ma per ora non posso fare diversamente.
Hamnøy, il villaggio che sembra uscito da una fotografia
Proseguendo verso sud-ovest raggiungiamo Hamnøy.
È probabilmente uno dei panorami più riconoscibili delle Lofoten: un piccolo gruppo di casette rosse affacciate sull’acqua, pontili di legno, barche e montagne che sembrano sorgere direttamente dal fiordo.

Qui il paesaggio ha qualcosa di diverso rispetto a quanto abbiamo visto fino a questo momento.
Le isole diventano più piccole e ravvicinate, collegate da ponti che attraversano stretti bracci di mare. Le montagne sono ovunque e sembrano lasciare pochissimo spazio agli insediamenti.
Hamnøy è un antico villaggio di pescatori sull’isola di Moskenesøya, lungo il Reinefjorden. Nonostante sia diventato uno dei luoghi più fotografati dell’arcipelago, conserva ancora il carattere dei piccoli insediamenti legati alla pesca.
Ed è proprio qui che ci fermeremo per due notti.

Eliassen Rorbuer, dormire sospesi sul fiordo
Per il nostro soggiorno a Hamnøy scegliamo Eliassen Rorbuer, una struttura che rappresenta perfettamente l’identità di queste isole.
I rorbuer sono le tradizionali abitazioni utilizzate dai pescatori norvegesi durante la stagione della pesca. In passato offrivano un riparo essenziale a chi arrivava da altre zone del Paese per lavorare in mare.
A Hamnøy questa tradizione è particolarmente radicata. La storia della famiglia Eliassen è legata al villaggio da generazioni e alcune delle sue abitazioni per pescatori risalgono alla fine dell’Ottocento.
Oggi questi edifici sono stati recuperati e trasformati in alloggi confortevoli, conservando il carattere delle costruzioni originali.
Noi soggiorniamo in un Waterfront Superior Cottage, Type 01, direttamente sul mare, con affaccio verso il fiordo e le montagne.
La prima sensazione, entrando, è quella di trovare un rifugio caldo e accogliente, in perfetto contrasto con il clima che ci accompagna all’esterno.
Il legno caratterizza gli interni, mentre le grandi vetrate aprono lo sguardo verso l’acqua, le montagne e il cielo.
Ed è proprio questa la cosa che ci piace di più.
Non abbiamo bisogno di uscire per sentirci immersi nelle Lofoten. Il paesaggio entra letteralmente nella casetta, cambia con la luce, con le nuvole che si muovono velocemente e con il vento che increspa la superficie del fiordo.
La posizione sull’acqua rende tutto ancora più particolare. Di notte si sente il rumore del mare sotto il pontile, un suono continuo che finisce per accompagnare il sonno.
Qui non si viene soltanto per avere una bella vista, ma per vivere, almeno per qualche giorno, il rapporto strettissimo che queste comunità hanno sempre avuto con il mare.
Eliassen Rorbuer riesce a mantenere questa identità senza rinunciare al comfort. È proprio l’equilibrio tra autenticità, posizione e qualità dell’ospitalità a rendere il soggiorno così particolare.
Per chi desidera fermarsi nella parte meridionale delle Lofoten, Hamnøy è inoltre una base comoda per esplorare Reine, Å e i villaggi circostanti.
Sito ufficiale: https://www.rorbuer.no/
Durante il nostro soggiorno a Hamnøy abbiamo avuto anche modo di conoscere un po’ la cucina locale, con due esperienze decisamente opposte.
La prima, assolutamente da consigliare, è stata da Anita’s Seafood, sulla piccola isola di Sakrisøy, tra Hamnøy e Reine. Un locale davvero particolare, ricavato in un antico edificio di pescatori affacciato sul fiordo. All’interno sembra quasi di entrare in una bottega gastronomica d’altri tempi: scaffali pieni di specialità locali, pesce essiccato e affumicato e persino grandi lampadari realizzati con lo stoccafisso. Un ambiente originale, accogliente e profondamente legato alle tradizioni delle Lofoten.

Qui il protagonista è naturalmente il pesce. La specialità più famosa è il fish burger, preparato con pesce locale e proposto anche con salmone affumicato e gamberetti. Ci sono poi la cremosa zuppa di pesce, servita con pane e burro, e altre specialità del mare. Una cucina semplice, senza troppe elaborazioni, che valorizza soprattutto la qualità delle materie prime.
Un’altra sera, invece, abbiamo provato un ristorante proprio lì di fronte, ma l’esperienza è stata decisamente deludente. Il pesce era di buona qualità, peccato che fosse completamente coperto da salse e spezie che ne alteravano il sapore. Piatti troppo impiastricciati, e un conto decisamente esagerato per quello che abbiamo mangiato.
Lo stoccafisso, una tradizione che arriva fino in Italia
Attraversando le Lofoten incontriamo spesso grandi strutture di legno sulle quali vengono appesi i merluzzi a essiccare. Sono le hjell, una presenza caratteristica del paesaggio e una testimonianza di quanto la pesca abbia segnato la storia di queste isole.
Qui il merluzzo viene tradizionalmente lasciato essiccare all’aria aperta, senza aggiunta di sale, grazie alle particolari condizioni climatiche. La lavorazione avviene soprattutto tra la fine dell’inverno e la primavera, quando le temperature e il vento favoriscono un’essiccazione lenta e naturale.
La cosa curiosa è che questo prodotto, così profondamente norvegese, ha un legame fortissimo con la nostra cucina. Da secoli lo stoccafisso delle Lofoten raggiunge l’Italia, dove è diventato protagonista di numerose ricette regionali, soprattutto in Veneto.

Vento, pioggia e mare mosso accompagnano il nostro sonno, e al risveglio la situazione è la stessa.Non è una giornata adatta a girare in Lambretta, così decidiamo di prendercela con calma.
Approfittiamo dei brevi intervalli senza pioggia per fotografare i dintorni, cercando di cogliere i particolari di questo piccoli villaggi affacciati sul fiordo.
Restare nel nostro rorbu, osservare il paesaggio attraverso le vetrate e ascoltare il vento fuori è già bellissimo.
La sera aspettiamo soprattutto una cosa: capire se l’aurora boreale, deciderà di farsi vedere.
Il cielo, però, rimane quasi completamente coperto. Soltanto per brevissimi istanti riusciamo a intravedere qualche sfumatura verde tra le nuvole.
Niente spettacolo luminoso come quello vissuto in Svezia. Ma l’aurora non è qualcosa che si può programmare.
da Reine fino ad Å
Durante la notte il vento continua a soffiare forte, ma al mattino ci aspetta una sorpresa.
Il cielo è bello. Sembra che le Lofoten abbiano deciso di salutarci con una giornata di sole.
Rimettiamo in moto Xena e ci dirigiamo verso Reine.
Reine è uno dei villaggi più conosciuti delle Lofoten, situato tra piccoli isolotti e montagne dalle pareti ripidissime.
Le case dei pescatori, i pontili e le barche si distribuiscono intorno al porto, mentre alle spalle si alzano le montagne che rendono questo tratto di costa così riconoscibile.
Ci fermiamo a passeggiare e a fare qualche fotografia.

Con il sole, i colori sono completamente diversi da quelli dei giorni precedenti. Il rosso delle case risalta sul mare, il verde dei pendii diventa più intenso e le montagne mostrano finalmente dettagli che la pioggia e le nuvole avevano nascosto.
Proseguiamo poi lungo la E10 fino ad Å, dove termina la strada.
Å è un piccolo villaggio di pescatori, noto anche per il suo patrimonio legato alla lavorazione dello stoccafisso.
Qui si trova uno degli estremi più celebri della E10, la strada che abbiamo seguito attraversando l’arcipelago.
Essendo domenica, però, troviamo chiusi anche i pochi negozi presenti.
Facciamo un giro, qualche fotografia e poi decidiamo di tornare verso il porto di Moskenes.
Da Moskenes a Bodø. Lasciamo le Lofoten
Arriviamo al terminal dei traghetti intorno a mezzogiorno.
La partenza per Bodø è prevista alle 15:30, quindi abbiamo parecchio tempo da aspettare.
Fortunatamente c’è una sala d’attesa riscaldata. Anzi, fin troppo riscaldata rispetto alle temperature alle quali ci siamo abituati nelle ultime settimane!
Ci sistemiamo e trascorriamo lì le ore che mancano all’imbarco. Verso le 15 arriva finalmente il traghetto.
Mi fanno salire per primo con Xena. Una volta parcheggiata, mi consegnano una cinghia per assicurarla durante la traversata, perché il vento è ancora forte e il mare è mosso.
Sistemo la Lambretta, controllo che sia ben ferma e poi raggiungiamo il ponte passeggeri.
Troviamo due belle poltrone e ci mettiamo comodi.
Scopro anche una cosa interessante: su questa tratta i passeggeri a piedi viaggiano gratuitamente, mentre il biglietto si paga per il veicolo con il conducente.
Per noi il costo è di circa 24 euro. La traversata dura tre ore e mezza.
Orari e tariffe vanno controllati sul sito ufficiale: https://www.torghatten.no/en/our-routes/18-782
Mentre ci allontaniamo da Moskenes, lasciamo alle spalle le montagne delle Lofoten e quelle piccole isole che per giorni ci hanno accompagnato tra vento, pioggia e improvvisi scorci di luce.
È stata una tappa diversa dalle altre.
Abbiamo ritrovato il verde, attraversato ponti e tunnel, visto spiagge che sembrano appartenere ai tropici e dormito in una vecchia casa di pescatori direttamente sul fiordo.
E naturalmente abbiamo dovuto occuparci ancora una volta di Xena.
Ora ci aspetta Bodø e un nuovo tratto della Norvegia.
Ma prima di ripartire c’è una cosa da risolvere: trovare l’olio per la Lambretta.
Informazioni utili per visitare le Lofoten
La pesca del merluzzo, una tradizione che ha fatto la storia
Le caratteristiche strutture di legno che si incontrano nei villaggi si chiamano hjell e servono per essiccare il merluzzo all’aria aperta.
Tra gennaio e aprile, enormi quantità di skrei, il merluzzo artico migratore, raggiungono queste acque per riprodursi. Il pesce viene tradizionalmente appeso all’aperto e lasciato essiccare grazie alle particolari condizioni climatiche dell’arcipelago.
Nasce così lo stoccafisso, un prodotto che da secoli viene esportato anche in Italia e che ha contribuito profondamente all’economia e alla cultura delle Lofoten.
Perché le casette dei pescatori sono quasi tutte rosse?
Il caratteristico colore rosso dei rorbuer non è soltanto una scelta estetica. Tradizionalmente si utilizzavano vernici a base di pigmenti economici, spesso contenenti ossidi di ferro, che aiutavano a proteggere il legno dalle intemperie. Il rosso era generalmente più accessibile rispetto ad altri colori, mentre il bianco era spesso associato agli edifici più prestigiosi.
Perché le case hanno una luce accesa alle finestre?
In Norvegia è molto diffusa l’abitudine di sistemare piccole lampade sui davanzali, soprattutto durante i mesi più bui.
Non si tratta soltanto di decorazione. La luce calda contribuisce a creare quell’atmosfera domestica che i norvegesi chiamano koselig: una sensazione di intimità, comfort e benessere, particolarmente importante quando fuori le giornate sono fredde e poco luminose.
Una delle particolarità delle spiagge artiche
La sabbia chiara di molte spiagge delle Lofoten deve il suo colore alla presenza di frammenti di conchiglie e altri materiali calcarei di origine marina, mescolati a sedimenti minerali.
Per questo alcune baie presentano tonalità quasi caraibiche, accentuate dalla trasparenza dell’acqua e dai fondali poco profondi. Un contrasto sorprendente con le montagne scure che le circondano.
Quando vedere l’aurora boreale alle Lofoten?
Il periodo favorevole va generalmente dalla fine di agosto alla metà di aprile, quando le notti sono sufficientemente buie.
A differenza delle zone interne della Lapponia, però, il clima oceanico porta spesso nuvole e precipitazioni. Anche con un’intensa attività geomagnetica, il cielo coperto può impedire di vedere l’aurora.
Le spiagge esposte a nord, lontane dalle luci dei villaggi, offrono spesso buone condizioni di osservazione quando il cielo è sereno.