Lapponia svedese: aurora boreale e imprevisti
La Finlandia è ormai alle nostre spalle. Come vi ho raccontato nel capitolo precedente, il freddo e soprattutto il ghiaccio sulle strade ci hanno costretto a rivedere il percorso. Così siamo entrati in Svezia, per poi proseguire verso la Norvegia.
Davanti a noi abbiamo oltre 360 chilometri. Non sono pochi, soprattutto con le temperature di questi giorni, ma ormai al freddo cominciamo quasi ad abituarci. O almeno ci proviamo.
Attraverso la Lapponia svedese, dove la natura si prende tutto lo spazio
La strada attraversa un territorio enorme, fatto di foreste, laghi, fiumi e piccoli centri abitati che si incontrano ogni tanto, dopo decine di chilometri senza vedere quasi nessuno.
Siamo ancora in piena Lapponia, ma rispetto alla Finlandia il paesaggio comincia a cambiare. I boschi di conifere si alternano a distese più aperte, le betulle hanno ormai perso quasi tutte le foglie e qua e là resistono gli ultimi colori dell’autunno.
Ci sono laghi che sembrano non finire mai, fiumi che attraversano le foreste e strade che si perdono all’orizzonte. Ogni tanto incontriamo qualche renna, che se ne sta tranquillamente a bordo strada.
Qui bisogna fare attenzione anche a loro, perché non si fanno certo problemi ad attraversare quando gli pare.
Il traffico è pochissimo e per lunghi tratti siamo praticamente soli.
È una sensazione che mi piace. Viaggiare in mezzo a tutta questa natura, senza traffico e senza il continuo susseguirsi di paesi e città, è proprio quello che cerchiamo.
Peccato per il freddo. Prima le mani, poi i piedi, le gambe. E quando pensi di esserti finalmente abituato, arriva una folata d’aria gelida che ti ricorda dove ti trovi.
Il problema maggiore, però, rimane il ghiaccio.
Le strade sono tenute benissimo, l’asfalto è generalmente in ottime condizioni, ma con queste temperature ci sono tratti dove bisogna stare davvero attenti. Con una Lambretta carica di bagagli e le sue ruote piccole, non è proprio il caso di fare gli spiritosi.
E poi c’è quella sensazione poco piacevole di sapere che, se succede qualcosa, potresti trovarti fermo in mezzo al nulla a fartela sotto dal freddo aspettando che arrivi qualcuno.
Kiruna è vicina. Xena ha deciso che siamo arrivati
Dopo oltre 360 chilometri arriviamo finalmente a Kiruna. Abbiamo prenotato un Airbnb e non vediamo l’ora di raggiungerlo. Siamo stanchi, infreddoliti e abbiamo soltanto voglia di entrare al caldo.
Mancano un centinaio di metri alla casa quando sento un rumore metallico provenire dal motore.
Una specie di ferraglia che gira. Non mi piace per niente.
Spengo immediatamente Xena, perché non voglio rischiare di fare altri danni. La porto a spinta fino davanti all’Airbnb e, una volta parcheggiata, provo a rimetterla in moto.
Il rumore è ancora lì. Tiro la leva della frizione e scompare. La rilascio e ricomincia.
A questo punto il sospetto è abbastanza chiaro: il problema deve essere sulla frizione. Ma finché non apro il motore non posso sapere esattamente che cosa sia successo.
Francesca mi guarda e sospirando mi dice “Che botta di culo!”
Abbiamo appena percorso più di 360 chilometri attraverso foreste, laghi e zone praticamente disabitate, con temperature sottozero e strade ghiacciate. Xena poteva decidere di fermarsi in qualsiasi momento.
E invece comincia a fare quel rumore proprio davanti dal nostro alloggio.
Non oso immaginare che casino sarebbe stato se fosse successo cinquanta chilometri prima, in mezzo ai boschi, con quel freddo.
Ormai però è tardi e non ho nessuna intenzione di mettermi a smontare il motore al buio.
Parcheggio Xena. Domattina vedremo che cosa è successo.
Finalmente la Green Lady
Andiamo a cena e, anche se il pensiero della Lambretta continua a girarmi in testa, per il momento non posso farci niente.
Poi controllo l’app che utilizzo per monitorare l’aurora boreale. Segnala che questa sera ci sono buone possibilità di vederla.
Nonostante il freddo, decido di uscire in giardino a guardare il cielo.
Siamo in un centro abitato, quindi ci sono le luci delle case e delle strade. Non è certo il posto migliore per osservare l’aurora, ma tanto vale provarci.
E a un certo punto eccola!
La Green Lady!
All’inizio vedo delle sfumature verdi nel cielo, poi queste luci cominciano a cambiare forma, ad allungarsi, a muoversi. È una cosa stranissima, bellissima.
Chiamo Francesca e rimaniamo lì a guardarla.

Fa un freddo cane, saremo sui cinque gradi sotto zero, ma non abbiamo nessuna voglia di rientrare… Vogliamo vedere l’ evoluzione delle luci. Continuo a fare fotografie con il telefonino e, nonostante le luci del paese, riesco a scattare delle foto buone.
Restiamo fuori per più di un’ora.
L’aurora cambia continuamente. A volte sembra quasi sparire, poi ricompaiono queste scie verdi che si muovono nel cielo.
È difficile spiegare quello che provo.
Vedere l’aurora boreale era uno degli obiettivi principali di The Great North.
E adesso sono qui, a Kiruna, con Francesca, e ce la stiamo godendo insieme.
Non importa che siamo in giardino, in mezzo alle case, anziché in qualche posto sperduto tra le montagne. L’aurora è proprio sopra le nostre teste e lo spettacolo è bellissimo.
Sono contento come un bambino.
Alla fine, dopo oltre un’ora, il freddo ha la meglio e decidiamo di rientrare.
Domattina mi aspetta Xena, con il suo bel problema da risolvere.
Ma almeno questa sera vado a dormire soddisfatto. La Green Lady l’ho vista davvero!
Xena sotto i ferri
La mattina seguente fuori ci sono due gradi sotto zero. Non proprio la temperatura ideale per mettersi a smontare una Lambretta, ma non abbiamo molta scelta.
Tolgo le fiancate, adagio Xena su un lato e tiro fuori la cassetta degli attrezzi e quella dei ricambi.
Per fortuna, quando preparo un viaggio del genere, cerco sempre di portarmi dietro i pezzi che potrebbero servirmi. Non tutto, ovviamente, perché lo spazio è quello che è, ma almeno i componenti che si usurano più facilmente.
Comincio a smontare.
Tolgo il carter del motore e finalmente posso controllare la frizione. Mi accorgo che la campana ha un po’ di gioco. Non dovrebbe muoversi così.
Fortunatamente ho con me anche l’estrattore. Smonto la frizione e arrivo al fissaggio della campana.
Ed ecco il problema: il dado si è allentato perché la linguetta metallica di sicurezza non è ripiegata a bloccarlo.
Serro bene la campana, ripiego la linguetta per bloccare il dado e, visto che mi sono portato dietro una frizione nuova, decido di montare direttamente quella.
Ormai ho tutto aperto, tanto vale approfittarne.

Ma dove diavolo è finito l’olio?
Mentre lavoro, però, noto un’altra cosa che non mi piace affatto. Nel motore c’è pochissimo olio.
Alcuni dadi del carter sono leggermente allentati, è vero, ma non ho mai visto chiazze d’olio sotto Xena durante le nostre soste.
E allora dove è finito? Questo proprio non mi torna.
Ho un sospetto, ma non posso ancora sapere se è quello giusto. Per il momento rimonto tutto, richiudo il carter, rimetto Xena in piedi e aggiungo l’olio motore, che fortunatamente mi sono portato.
Il problema della frizione è sistemato, ma quello dell’olio rimane un punto interrogativo.
E con tutti i chilometri che abbiamo ancora davanti non è una cosa che mi faccia stare particolarmente tranquillo.
Nei prossimi giorni capirò se il mio sospetto è fondato.
Già che ci siamo, cambio anche il copertone posteriore dato che per prudenza me ne sono portati due di ricambio.
È ormai arrivato alla fine e, guardandolo bene, noto che comincia a presentare delle crepe all’interno del battistrada.
Qui il problema serio sarebbe stato non avere i ricambi. Qui non siamo in Italia. Non ci sono negozi di ricambi Lambretta dietro l’angolo e, se mi fosse mancato un pezzo fondamentale, avremmo dovuto ordinarlo dall’Italia o dall’Inghilterra e aspettare una spedizione. Magari restando fermi per giorni.
Stavolta è andata bene.
Verso la Norvegia
Lasciamo Kiruna e prendiamo la E10 in direzione della Norvegia. La strada è ghiacciata e tutto intorno a noi il paesaggio è bianco dalla brina, bisogna andare pianissimo!
Continuo ad ascoltare il motore, cercando di capire se tutto funziona come dovrebbe. Ogni rumore diverso dal solito mi fa drizzare le antenne.
Intanto il paesaggio cambia parecchio.
Le grandi foreste cominciano a diradarsi e davanti a noi compaiono montagne sempre più alte. Le betulle diventano basse e contorte, la vegetazione lascia spazio a pendii rocciosi e distese aperte.
Ci avviciniamo alla zona di Abisko e al grande lago Torneträsk, che si allunga per decine di chilometri tra le montagne della Lapponia svedese.
La strada segue questo paesaggio fatto di acqua, rilievi e piccoli insediamenti isolati. È una zona bellissima, molto diversa da quella attraversata nei giorni precedenti.
Il cielo è grigio e le temperature rimangono molto basse. In alcuni tratti troviamo ancora ghiaccio sull’asfalto, quindi bisogna continuare a guidare piano e con molta attenzione.
Percorriamo circa un centinaio di chilometri in questo ambiente, tra montagne, laghi e strade che sembrano non finire mai.

Il traffico è scarso e per lunghi tratti ci siamo soltanto noi, Xena e tutta questa natura.
Dopo tutta quella strada ghiacciata, il vento e la nebbia, arriviamo finalmente al nostro alloggio, ai piedi degli impianti sciistici, con vista sul lago Torneträsk.
È una struttura enorme, con un edificio centrale, tante casette sparse nell’area e persino una zona campeggio per roulotte e camper. Praticamente un piccolo villaggio turistico immerso tra le montagne. Ma a che prezzi! Siamo in una zona isolata, in mezzo alle montagne, e non è che ci siano tutte queste alternative.
Dopo una giornata del genere, però, a me interessa soprattutto una cosa: portare la Fra al caldo, e infatti corre subito in sauna!
La nostra camera sembra quasi la cabina di una nave, con gli spazi ridotti al minimo. Però è caldissima con una vista spettacolare sul lago e montagne!
Ma la giornata non ha ancora finito di sorprenderci.
Anche questa sera compare l’aurora boreale!
Non ci posso credere. Due sere di fila!
Il contesto è completamente diverso. Non siamo più nel giardino di una casa, con le luci del paese tutt’intorno, ma in un ambiente di montagna, con il grande lago Torneträsk ai nostri piedi e le sagome dei rilievi che si distinguono contro il cielo.
Le luci verdi tornano a muoversi sopra di noi e, naturalmente, usciamo fuori a guardarle.
Sono felicissimo.

Direi che da questo punto di vista la Svezia ci ha trattati proprio bene!
E pensare che ci siamo arrivati cambiando itinerario all’ultimo momento, per cercare di evitare le condizioni peggiori della Lapponia finlandese.
Alla fine ci siamo ritrovati con una frizione da sistemare, vento, ghiaccio e nebbia, ma anche con due serate che difficilmente dimenticheremo.
La mattina successiva lasciamo Björkliden e riprendiamo la E10 verso il confine norvegese.
Il paesaggio è ormai quello dell’alta montagna. La vegetazione è sempre più rada, i rilievi dominano l’orizzonte e la strada continua ad attraversare un territorio dove la natura ha decisamente più spazio dell’uomo.
La Norvegia è ormai vicina. E io spero soltanto che Xena non abbia in programma altre sorprese proprio oggi!