Viaggio in Lambretta in Georgia: Mar Nero, Caucaso e brindisi
Lasciata la Turchia alle spalle, il nostro viaggio prosegue verso la Georgia. Ancora una volta qualche problemino in dogana.
Il motivo? Sempre colpa del libretto vecchio e del numero di targa. l’etichetta adesiva del passaggio di proprietà riporta la targa con lo zero davanti mentre la targa sulla lambretta non ce l’ha… Una differenza apparentemente banale che, davanti a un terminale, riesce puntualmente a mandare in tilt l’agente e rallentare le procedure.
Ogni frontiera sembra avere il suo piccolo rompicapo. Dopo circa due ore ripartiamo finalmente verso la nostra prossima destinazione.
Batumi: la Georgia che non ti aspetti
La prima tappa è Batumi, affacciata sul Mar Nero.
Ci aspettavamo una tranquilla città di confine e invece troviamo una delle località più moderne della Georgia.
Grandi hotel, casinò, locali, un lungomare curato e tantissimi studenti universitari le regalano un’atmosfera giovane e internazionale.

Batumi è il principale porto georgiano sul Mar Nero e negli ultimi anni è cambiata profondamente, diventando una delle città simbolo dello sviluppo del Paese. Passeggiando sul lungomare si alternano palme, edifici futuristici e piazze moderne, in un contrasto che ci lascia decisamente sorpresi.
Ma basta allontanarsi dalla costa perché la Georgia cambi completamente volto.
Le campagne georgiane
Pochi chilometri sono sufficienti per ritrovarsi in un’altra realtà. Le abitazioni attirano subito la nostra attenzione. Molte sono circondate da recinzioni costruite con lamiere ondulate che, da lontano sembrano quasi delle baracche. Poi ci avviciniamo e scopriamo cancelli decorati, cortili curati e famiglie sedute all’aperto.
Sono quei dettagli che ci ricordano quanto sia facile giudicare un luogo con un solo sguardo.
Attraversando la campagna scopriamo anche un’altra cosa: il vino, qui, non è semplicemente una bevanda.
La Georgia è considerata una delle culle della viticoltura mondiale. Qui la produzione del vino affonda le radici in una tradizione di oltre 8.000 anni e ancora oggi molte famiglie producono il vino in casa utilizzando gli antichi qvevri, grandi anfore di terracotta interrate. Capiremo presto quanto il vino sia parte integrante della cultura georgiana.
Una serata che ricorderemo a lungo
La vera essenza della Georgia la scopriamo arrivando a Samtredia quando una famiglia ci apre le porte della propria casa e ci invita a cena.
È difficile spiegare cosa significhi davvero partecipare a una supra, il tradizionale banchetto georgiano. Non è semplicemente un pasto. È un rito: un momento di condivisione, ospitalità e amicizia.

Il tavolo si riempie rapidamente di piatti tipici, dall’antipasto ai dolci. Non manca mai il vino, prodotto direttamente dalla famiglia, né la chacha, il tradizionale distillato georgiano.
C’é persino il maestro dei brindisi, il tamada, è lui a guidare la serata proponendo brindisi dedicati alla famiglia, agli amici, agli ospiti e persino a chi non c’è più. All’inizio ci sembrava una curiosità folkloristica, poi abbiamo capito che è uno dei modi con cui i georgiani trasmettono rispetto, memoria e amicizia.
I brindisi sembrano non finire mai.
Noi parliamo un po’ d’inglese, qualche parola d’italiano, loro parlano Georgiano e qualche frase in tedesco, con il vino in corpo e tantissimi gesti riusciamo a capirci perfettamente. Balliamo, ridiamo e beviamo come se ci conoscessimo da tempo!
In quella casa ci rendiamo conto che l’ospitalità georgiana non è soltanto un modo di dire. Chi arriva come ospite viene trattato come uno di famiglia. È quella serata resterà nella memoria!
Attraversando il Caucaso
Il mattino seguente ancora storditi, torniamo in sella, la strada segue per lunghi tratti un torrente che scende dalle montagne e risale alcuni valichi del Caucaso. Il paesaggio cambia continuamente, incontriamo mucche che pascolano liberamente, maiali che attraversano la carreggiata senza alcuna fretta e numerosi venditori di miele che espongono le arnie direttamente sul ciglio della strada.
Qui la natura è ancora protagonista e non è raro dover rallentare per lasciare passare un animale o fermarsi ad osservare qualche scena di vita quotidiana.
Gori, la città della fortezza

La sua imponente fortezza domina il centro abitato e offre uno splendido colpo d’occhio sulla città.
Passeggiando tra le vie ci colpisce un dettaglio curioso: il numero incredibile di negozi di parrucchiere, praticamente uno accanto all’altro.
Gori è conosciuta in tutto il mondo per essere la città natale di Joseph Stalin, al quale è dedicato un museo che ancora oggi richiama molti visitatori. Noi preferiamo ricordarla per la fortezza medievale che domina il centro abitato e per quell’atmosfera sospesa tra il passato sovietico e la Georgia contemporanea.
Tbilisi, dove passato e futuro convivono

L’ultima grande tappa georgiana è Tbilisi, una capitale che riesce a sorprendere ad ogni quartiere.
Da una parte il centro storico, con chiese antiche, balconi in legno e vicoli che salgono verso la fortezza di Narikala.
Dall’altra edifici moderni, ponti futuristici, grandi viali e un’architettura contemporanea che guarda al futuro.
Il fiume Kura attraversa la città dividendola in due, mentre sulle colline circostanti convivono antiche mura, chiese, moschee e sinagoghe. Non è un caso: per secoli Tbilisi è stata un crocevia tra Europa e Asia, tra commercianti, eserciti e culture diverse.
Passeggiando tra il centro storico e il futuristico Ponte della Pace si ha davvero la sensazione di attraversare epoche diverse nel giro di pochi minuti. È proprio questo mix a renderla così affascinante.
Verso la steppa

Lasciata Tbilisi, il paesaggio cambia ancora una volta. Le montagne iniziano a scomparire, il verde lascia spazio a una vegetazione sempre più rada poi il nulla, la steppa e tanto caldo fino al confine con l’Azerbaijan.
La Georgia ci saluta così: con il ricordo di campagne dove il tempo sembra essersi fermato, una capitale sospesa tra passato e futuro, la modernità di Batumi, e soprattutto, una tavola imbandita dove degli sconosciuti ci hanno fatto sentire amici.
Ripartiamo verso l’Azerbaijan con la sensazione che questo Paese ci abbia insegnato che il viaggio passa anche dalle porte che qualcuno decide di aprirti.
Un consiglio
Se hai la possibilità di vivere una supra, non pensarci due volte. È una delle esperienze più autentiche che puoi fare in Georgia. E se ti trovi a brindare con un tamada, non avere fretta: ogni brindisi racconta un pezzo della cultura georgiana. Non si tratta solo di assaggiare gustosissimi piatti tipici, ma di entrare in contatto con una cultura che fa dell’ospitalità uno dei suoi valori più profondi.
Domande frequenti
Quali piatti tipici vale la pena assaggiare in Georgia?
Oltre al famoso khachapuri, il pane ripieno di formaggio, ti consigliamo di provare i khinkali, grandi ravioli ripieni di carne o formaggio, e le specialità preparate in casa durante le cene tradizionali come le salse a base di noci, protagoniste di molte ricette tradizionali.

Qual è una tradizione georgiana che pochi conoscono?
Una delle più affascinanti è la produzione del vino nei qvevri, grandi anfore di terracotta interrate. Questo metodo, riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, viene tramandato da migliaia di anni e ancora oggi è utilizzato da molte famiglie e cantine georgiane.
Che moneta si usa in Georgia?
La valuta ufficiale è il Lari georgiano (GEL). Nelle città è facile pagare con carta, ma nei piccoli paesi, nei mercati e in molte attività a conduzione familiare è ancora consigliabile avere un po’ di contanti.
