Attraversare la Turchia in Lambretta: quando il viaggio cambia attraverso la cultura

Ci sono confini che segnano semplicemente il passaggio da uno Stato all’altro.

E poi ci sono quelli che  ti catapultano in un altra cultura cambiando il modo di viaggiare. Quello tra Grecia e Turchia appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Appena arriviamo alla dogana consegniamo i documenti. L’agente apre il libretto della Lambretta e inizia a sfogliarlo lentamente.

Una pagina. Poi un’altra. Si ferma. Chiama un collega. Per qualche minuto ci guardiamo senza capire se il problema sia il mezzo o quel vecchio libretto originale ormai quasi introvabile, con decine di pagine, timbri e annotazioni accumulate negli anni.

Poi sorride, timbra il passaporto e ci restituisce tutto. È il nostro benvenuto in Turchia.

È il primo assaggio di un Paese che ci accompagnerà con ritmi, tradizioni e abitudini completamente diverse da quelle lasciate alle spalle.

Per  leggere le nostre impressioni sulla Grecia clicca Qui .


I primi chilometri in Turchia

Bastano pochi chilometri per capire che qualcosa è cambiato.

Lungo la strada si alternano grandi cantieri, fabbriche, quartieri residenziali appena costruiti e città che sembrano espandersi senza sosta. Ma sono soprattutto i piccoli dettagli a catturare la nostra attenzione.

Le donne con il velo diventano sempre più numerose. Le moschee iniziano a comparire anche nei paesi più piccoli.

Poi, all’improvviso, arriva un suono, è l’adhan, il richiamo islamico alla preghiera. La voce del muezzin si diffonde dai minareti e riempie l’aria. Da questo momento accompagnerà ogni nostra giornata, cinque volte, come un orologio invisibile.


Una sera sul Mar di Marmara

Per la prima notte scegliamo Marmara Ereğlisi, un piccolo paese affacciato sul Mar di Marmara.

Avremmo potuto avvicinarci a Istanbul, ma preferiamo fermarci qui, lontano dal traffico della metropoli.

Il porto è piccolo e tranquillo. I pescatori stanno rientrando con le barche mentre altri sistemano le reti in vista dell’uscita notturna.

Ci sediamo a tavola senza nemmeno leggere il menù. Mangiamo semplicemente quello che è arrivato dal mare poche ore prima.

Se non avessimo scelto una strada secondaria, probabilmente non ci saremmo nemmeno accorti che questo porto esiste.


Istanbul: due anime nella stessa città

Prima attraversiamo chilometri di periferia dove si susseguono grattacieli di vetro, enormi centri commerciali, università, hotel internazionali e quartieri modernissimi. Una città moderna, veloce, quasi futuristica.

Entrarci in Lambretta è un’esperienza che difficilmente dimenticheremo. Il traffico è intenso, caotico, a tratti sembra seguire regole tutte sue. Auto, autobus, taxi, scooter e pedoni si muovono senza sosta, e per trovare il nostro ritmo dobbiamo imparare ad adattarci.

Eppure, è proprio in quel caos che Istanbul mostra la sua anima.

Basta fermarsi qualche minuto per accorgersi che ogni angolo racconta una storia diversa. Dai venditori ambulanti che preparano simit appena sfornati al profumo delle spezie, fino al richiamo alla preghiera che risuona dai minareti e accompagna la giornata di milioni di persone.

vista di Instanbul con la Moschea blu tra le case colorate.
Istanbul al tramonto

Decidiamo di prenderci il tempo per visitare alcuni dei suoi luoghi simbolo, come la Moschea Blu, Santa Sofia,  e ci perdiamo tra i vicoli del Gran Bazar, uno dei mercati coperti più antichi del mondo, con migliaia di botteghe dove si vende praticamente di tutto.

I nostri sensi si riempiono di spezie, frutta secca, dolci, ceramiche dipinte a mano, tessuti e lampade colorate, gioielli e saponi artigianali. Ogni angolo ha un profumo diverso.

I venditori ci invitano a entrare nei negozi, mentre i lucida scarpe fanno di tutto per attirare l’attenzione dei passanti.

Ci colpisce soprattutto una cosa: Istanbul non appartiene né completamente all’Europa né completamente all’Asia. È entrambe. Separata dallo stretto del Bosforo ma unita da ponti, traghetti e da una storia che per secoli ha fatto incontrare popoli, culture e religioni diverse. Questa mescolanza si percepisce ovunque, nei volti delle persone, nella cucina e nell’atmosfera che si respira passeggiando per i suoi quartieri.

Lasciare Istanbul non è semplice. È una di quelle città che richiederebbero molti più giorni per essere compresa.

 

Sapanca, un’accoglienza inaspettata

Lasciata alle spalle Istanbul, il traffico diminuisce e il viaggio torna ad avere un ritmo più rilassato. La nostra prossima tappa è Sapanca, una tranquilla cittadina tra le montagne e affacciata sull’omonimo lago, meta molto amata dagli abitanti di Istanbul che cercano un po’ di pace lontano dalla frenesia della città.

Appena parcheggiamo la Lambretta sul lungolago, due ragazzi si avvicinano incuriositi. «Da dove siete partiti?»

Nel giro di pochi minuti siamo seduti insieme a parlare del nostro viaggio. Tra qualche parola d’inglese, gesti e tante risate, ci fanno sentire come vecchi amici. Poco dopo ci aiutano a trovare un posto dove dormire e ci propongono perfino un’intervista per un giornale locale.

Ogni volta ci sorprende quanto sia facile creare un legame quando si viaggia con un mezzo d’epoca. La Lambretta non è soltanto il nostro mezzo di trasporto. È il motivo per cui tante persone decidono di avvicinarsi e iniziare una conversazione.


Tra boschi, montagne e profumo di brace

una casa tipica in zona di montagna in turchia dove abbiamo dormito e mangiato
un alloggio in famiglia

Riprendiamo la strada attraversando Bolu e poi Çarşamba, entrando sempre più nel cuore della Turchia settentrionale.

La strada scorre veloce, alternando piccoli villaggi, campi coltivati e tratti panoramici dove vale la pena rallentare per godersi il paesaggio. Si sale attraversando montagne, boschi e località sciistiche. L’aria diventa più fresca e il panorama ci ricorda, a tratti, alcune vallate alpine.

Ma c’è una cosa che rende questo tratto unico. L’odore.

Per chilometri veniamo accompagnati da un unico profumo, è quello della carne che cuoce lentamente sulla brace e l’odore invade tutta la vallata. Lungo la strada si susseguono piccoli ristoranti costruiti  in legno, con l’aspetto di baite di montagna.

Ci fermiamo proprio in una di queste.

Passiamo la notte immersi nel silenzio del bosco, facendo fatica a credere che poche ore prima ci trovassimo nel traffico di una delle città più grandi del mondo.


Il rito del tè

Lasciando le montagne iniziamo a scendere verso la costa del Mar Nero. Le distanze tra un paese e l’altro aumentano. Le montagne lasciano spazio a colline e vallate coltivate.

Lungo la strada iniziamo a notare enormi çaydanlık, grandi e decorati bollitori utilizzati per preparare il tè turco. Sono davanti alle officine, ai distributori, ai negozi e ai piccoli chioschi.

All’inizio li osserviamo con curiosità. Poi capiamo che il tè, in Turchia, è molto più di una bevanda. È un gesto di benvenuto.

Basta rallentare perché qualcuno ci faccia cenno di fermarci per bere un bicchiere di çay. Quasi sempre la conversazione è complicata.  Qui nessuno parla inglese e noi non parliamo turco.

Ma tra una cartina, qualche fotografia e tanti sorrisi riusciamo sempre a raccontarci qualcosa. Ed è incredibile come bastino dieci minuti attorno a un bicchiere di tè per sentirsi meno stranieri.


Lungo la costa del Mar Nero

La costa diventa sempre più spettacolare. Attraversiamo Çarşamba, Samsun fino a Trabzon, antica città portuale che per secoli è stata uno dei terminali occidentali della Via della Seta. Ancora oggi conserva quell’anima di crocevia tra Oriente e Occidente.

Proseguendo verso Rize, il verde diventa il protagonista assoluto. Le montagne sembrano tuffarsi direttamente nel mare e la vegetazione si fa così fitta da ricordare quella tropicale.

Qui nascono quasi tutte le piantagioni di tè della Turchia. Le colline sono ricoperte da filari ordinati che seguono ogni pendio e trasformano completamente il paesaggio. Il tè è una vera istituzione a Rize, ci sono infatti case da tè tradizionali dove immergersi in questa tradizione. Queste piccole attività a conduzione familiare sono diffuse in tutta la città e offrono un’atmosfera rilassante in cui sedersi e chiacchierare. Molte espongono antichi samovar, e il tè si beve nei bicchieri classici a forma di tulipano. Un esperienza da non perdere!

Lungo questa costa si coltiva anche gran parte delle nocciole turche, esportate in tutto il mondo e utilizzate da moltissime aziende dolciarie internazionali. Le colline sono ricoperte da immense coltivazioni di nocciole e davanti alle case vediamo le nocciole stese al sole ad essiccare, mentre intere famiglie sono impegnate nella raccolta, e in più di un occasione siamo invitati a prenderne un po’.

nocciole stese al sole e una famiglia di donne che le seleziona durante l'attreversamento delle Turchia
nocciole stese al sole

Il mare è incredibilmente calmo. Qua e là piccole cascate attraversano la parete rocciosa e raggiungono il mare.

In questi giorni c’è sempre stato qualcuno che, animato da curiosità, ci ha offerto la colazione per farci qualche domanda ma rigorosamente in turco!

Davanti a noi c’è il cartello che indica che la  dogana per la Georgia è vicina, ci fermiamo un attimo. Guardiamo per l’ultima volta il Mar Nero alla nostra sinistra, rimettiamo i caschi, mettiamo in moto VàLentina. Un altro confine ci aspetta.

colazione tipica turca servita in un Kosk
colazione in un tipico Kosk

 

Quello che ci ha sorpreso

La Turchia ci ha fatto capire quanto sia facile partire con dei preconcetti. Pensavamo di trovare subito l’Oriente, invece i primi chilometri ci hanno accolto con una modernità che non immaginavamo.

Quello che faremmo diversamente

Ci fermeremmo almeno un giorno in più a Istanbul. È una città che cambia volto da un quartiere all’altro e viverla di corsa significa coglierne solo una piccola parte.

Quello che consigliamo

Non limitarti alle attrazioni più famose. Passeggia nei quartieri e osserva la vita quotidiana: è lì che la Turchia rivela il volto piu autentico .  Fermati a mangiare in una lokanta, i ristoranti della tradizione frequentati soprattutto dai local.

 

 

 

In Lambretta attraverso la Turchia: da Istanbul al Mar Nero fino alla Georgia
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