Thailandia: Chiang Mai, imprevisti di viaggio e incontri inaspettati
Il nostro viaggio in Thailandia inizia nel modo meno previsto possibile. Tra documenti mancanti, guasti meccanici e una fuga improvvisata dalla dogana, scopriamo una parte del Paese che va ben oltre i suoi luoghi più famosi.
Benvenuti in Thailandia… più o meno
Per entrare in Thailandia con un veicolo straniero è necessario ottenere un’autorizzazione speciale e viaggiare accompagnati da una guida locale. Per evitare qualsiasi imprevisto avevamo inviato documenti e denaro con largo anticipo all’agenzia incaricata di preparare tutte le pratiche. Miss Tip, la referente thailandese, ci aveva rassicurati più volte.
“Troverete tutto pronto al vostro arrivo.” Poi, all’improvviso, sparisce.
Le nostre e-mail restano senza risposta. Le telefonate cadono nel vuoto. Di lei, nessuna traccia.
La preoccupazione aumenta perché conosciamo già una storia simile: poche settimane prima un altro viaggiatore italiano era rimasto bloccato per oltre due settimane proprio a causa della stessa agenzia. Proviamo perfino a contattare l’Ambasciata italiana a Bangkok e chiediamo aiuto ai nostri amici del Myanmar, ma nessuno riesce a ottenere risposte concrete.
L’unica cosa che possiamo fare è presentarci in dogana… e sperare. La speranza dura il tempo di un timbro sul passaporto.
Noi possiamo entrare in Thailandia. La VàLe, invece, no.
I permessi non esistono. Secondo Thom, la guida thailandese che ci sta aspettando alla frontiera, potrebbero volerci addirittura quindici giorni.
Quindici giorni? Per noi significherebbe un ritardo considerevole sulla tabella di marcia per non parlare di spese extra.
La fuga della VàLe
Thom cerca di aiutarci in ogni modo possibile. Ci accompagna a fare la spesa, ci trova un hotel e passa il resto della giornata al telefono nel tentativo di risolvere la situazione.
Dormo male. Continuo a pensare alla VàLe, rimasta dietro quella sbarra.
La mattina seguente facciamo colazione in un piccolo bar proprio di fronte alla dogana. Mentre sorseggiamo un caffè, Thom rompe il silenzio. «E se andassi semplicemente a riprenderla?»
Lo guardo. Più ci penso… più mi sembra una follia… che potrebbe funzionare.
Lascio casco e giacca. Non voglio dare nell’occhio.
Attraverso il cancello della dogana con passo tranquillo. Raggiungo la VàLe, infilo la chiave e il motore si accende al primo colpo.
Lo lascio girare al minimo per qualche secondo, poi mi avvicino lentamente alla sbarra.
La guardia mi guarda. «Where are you going?»
«Petrol.» Una sola parola.
Mi osserva. Ci pensa. Poi alza la sbarra.
Continuo ad andare piano. Molto piano.
Appena svolto l’angolo… apro il gas.
La VàLe è libera. Raggiungo l’hotel con un sorriso che faccio fatica a trattenere. Francesca e Thom avevano assistito a tutta la scena da lontano. Ridono.
Ma «adesso però dobbiamo sparire.» in fretta.
Salutiamo Fabio e Anna, carichiamo i bagagli e partiamo verso il nord della Thailandia.
Una corsa contro il tempo
Per parecchi chilometri nessuno dice una parola. Ogni auto che compare nello specchietto ci sembra quella di qualcuno che ci insegue.
Ogni posto di blocco ci fa venire l’ansia. Solo quando la frontiera è ormai lontana iniziamo finalmente a rilassarci.
Ma dobbiamo affrontare un’altra questione. Da qualche giorno la VàLe manda segnali che non mi piacciono. Il motore ha perso brillantezza, il rumore metallico sentito a Yangon continua a tornarmi in mente e le salite del nord della Thailandia non fanno che peggiorare la situazione.
La Lambretta rallenta sempre di più. Si spegne. Riparte.
Si spegne ancora. A ogni salita Francesca scende senza nemmeno aspettare che glielo chieda e inizia a spingere.
È una scena che si ripete come in un loop. Rallenta, si spegne, riparte.
Io provo a tenerla in moto giocando con la frizione. La Fra spinge. Poi risale.
E alla salita successiva ricominciamo tutto da capo.
Quando il sole scompare dietro le montagne, Thom decide di far salire Francesca sulla sua auto per alleggerire il peso.
Io continuo da solo al buio. Continuando a ripetermi una sola frase.
«Ancora qualche chilometro…»
Poi, quasi all’improvviso, compaiono le prime luci di Mae Sariang. Ce l’ho fatta!
Mae Sariang è ancora oggi una delle porte d’accesso alla celebre Mae Hong Son Loop, un itinerario di oltre 600 km e quasi 2.000 curve considerato uno dei percorsi panoramici più belli della Thailandia per chi viaggia in moto o in scooter.. ma noi purtroppo non riusciamo a farla.
La Lambretta: il verdetto
Ripartiamo di buon ora verso Chiang Mai. Per oltre cinque secoli è stata la capitale dell’antico Regno di Lanna e ancora oggi conserva una forte identità culturale, che si ritrova nell’architettura, nella cucina e nelle tradizioni locali.
Io, però, ho un solo pensiero. Capire cosa stia succedendo alla VàLe.
Smonto il cilindro. Bastano pochi minuti per trovare il colpevole.
Una fascia del pistone è rotta. Finalmente tutto ha un senso. Quel rumore metallico sentito a Yangon era il primo segnale del cedimento.
Per fortuna il danno è meno grave di quanto immagino. I frammenti della fascia sono usciti dallo scarico senza compromettere il cilindro, che presenta solo qualche lieve rigatura. Pulisco tutto, sostituisco il pistone con quello di scorta che ci portiamo dietro dall’Italia ma cè un altro problemino.
Dopo migliaia di chilometri tra buche, sterrati e dossi, il collettore della marmitta è ormai completamente schiacciato.
E trovarne uno nuovo in tempi rapidi sembra quasi impossibile.

Chiang Mai, l’antica capitale del Regno di Lanna
Mentre cerchiamo una soluzione per la Lambretta, ne approfittiamo per scoprire la città.
Ancora oggi Chiang Mai è considerata la capitale culturale della Thailandia, famosa per l’artigianato tradizionale, le scuole di cucina e i numerosi festival che animano la città durante tutto l’anno, da non perdere se stai organizzando un viaggio in Thailandia.
Il cuore di Chiang Mai è racchiuso all’interno dell’antica Old Town, circondata da mura e fossati. Passeggiando senza una meta precisa ci imbattiamo continuamente in eleganti wat, i templi buddhisti thailandesi. Si racconta che un tempo Chiang Mai ne ospitasse uno per ogni giorno dell’anno; ancora oggi se ne contano più di trecento.
Incontriamo decine di monaci avvolti nelle loro tuniche color zafferano. Non sono raccolti solo nei templi: li vediamo nei mercati, nei piccoli negozi e lungo le strade della città. È un’immagine che racconta quanto la spiritualità sia intrecciata con la vita quotidiana di Chiang Mai.
Tra i profumi del Night Market
Con il calare del sole, Chiang Mai cambia completamente volto.
Le strade si riempiono di bancarelle illuminate, il rumore dei wok accompagna ogni passo e nell’aria si mescolano i profumi del curry, della citronella, della carne alla griglia e della frutta tropicale appena tagliata. Il Night Market è uno di quei posti dove si arriva pensando di cenare e si finisce per trascorrere tutta la serata.
Qui ogni bancarella è una tentazione.

C’è chi prepara spiedini sulla brace, chi tira a mano i noodles, chi frigge ravioli e chi vende ingredienti strani, almeno per noi.
Davanti al banco degli insetti chiedo alla Fra «Che assaggiamo?» cavallette, grilli, scarafaggi, blatte, la scelta ricade sui vermi del bambù.
Croccanti, leggeri… e sorprendentemente buoni. Se dovessi descriverli, direi che ricordano le fonzies. Le cavallette hanno un gusto più deciso, mentre gli scarafaggi… diciamo che una volta nella vita basta e avanza.
Francesca, invece, trova la sua scoperta gastronomica. La cotica di maiale soffiata e fritta.
Le piace talmente tanto che si fa preparare un sacchetto da portare con noi.
Ma il vero protagonista della cena è il Khao Soi.
È il piatto simbolo del nord della Thailandia e racconta perfettamente la storia di questa regione. Le influenze birmane si ritrovano nel curry, quelle cinesi nei noodles all’uovo. Il latte di cocco rende il brodo morbido e avvolgente, mentre i noodles fritti aggiungono una consistenza croccante che cambia il piatto a ogni cucchiaiata. Ogni famiglia custodisce una propria versione del Khao Soi. Cambiano le spezie, il tipo di curry e perfino la quantità di latte di cocco, motivo per cui è difficile trovarne due davvero uguali.
L’altra specialità che ci conquista è il Khao Kha Moo, stinco di maiale cotto lentamente fino a diventare così tenero da sfaldarsi con le bacchette. Servito con riso, verdure in salamoia e una salsa all’aglio e peperoncino, è uno di quei piatti semplici che difficilmente si dimenticano.
Mentre mangiamo ci guardiamo intorno. Famiglie, studenti, lavoratori appena usciti dall’ufficio, monaci e viaggiatori condividono gli stessi tavoli di plastica. Nessuno sembra avere fretta. Si cena, si chiacchiera, si ride.
Ed è proprio in momenti come questo che confermiamo una certezza che abbiamo imparato viaggiando: i mercati sono sempre il luogo in cui una città mostra il suo volto più autentico.
La famiglia Lambretta non conosce confini
La mattina successiva ci rimettiamo alla ricerca di una marmitta.
Giriamo tra officine e negozi di ricambi, ma la risposta è sempre la stessa. «Mi dispiace, non ce l’abbiamo.»
Un meccanico si offre di riparare la nostra, un altro addirittura di costruirne una nuova. Il problema, però, è il tempo. Servirebbero diversi giorni e noi non possiamo permetterceli.
Siamo ancora senza i documenti per viaggiare con la Lambretta e Thom continua a ripeterci la stessa frase.
«Prima lasciamo la Thailandia, meglio è.»
Pubblico un messaggio sui gruppi Facebook dedicati alla Lambretta, raccontando la nostra situazione e chiedendo se qualcuno, nei dintorni di Chiang Mai, possa darci una mano.
Passa pochissimo tempo. Mi scrive Alan, un ragazzo vietnamita conosciuto qualche mese prima all’ Eurolambretta. Non può aiutarci di persona, ma si mette subito in moto e ci mette in contatto con un lambrettista di Chiang Mai.
Gli spiego il problema. La sua risposta “Aspettatemi in hotel. Sto arrivando.”
Non ci siamo mai visti prima. Eppure bastano pochi minuti di conversazione per sentirci come tra vecchi amici.
Carichiamo la VàLe, ancora smontata, sul cassone del loro pick-up e raggiungiamo la loro officina.
Recuperano una marmitta usata compatibile, sostituiscono l’olio, controllano il motore e rimontano tutto.
Nel giro di poche ore la VàLe è pronta a ripartire.

Quando chiedo quanto dobbiamo, si guardano tra loro e sorridono. Scuotono la testa. Non vogliono nulla se non una foto ricordo.
E prima di salutarci ci regalano le magliette del loro club e attaccano con orgoglio i loro adesivi sulla VàLe, come a lasciare un piccolo segno del nostro passaggio da Chiang Mai.
Cambiano i Paesi, cambiano le lingue, ma ogni volta che incontriamo un altro lambrettista succede sempre la stessa cosa: bastano pochi minuti e ci sentiamo già parte della stessa famiglia.
Verso il Laos
Con la Lambretta finalmente rimessa in strada riprendiamo il viaggio verso il Laos. ( puoi leggere QUI)
Attraversiamo Chiang Rai, antica capitale del Regno di Lanna e punto di partenza ideale per esplorare il cosiddetto Triangolo d’Oro, la regione dove Thailandia, Myanmar e Laos si incontrano lungo il fiume Mekong.
Ci sarebbe piaciuto fermarci per visitare il celebre Tempio Bianco, ma il tempo non è dalla nostra parte. Questa volta possiamo solo passargli accanto, con la promessa di tornare un giorno a scoprire con calma questa parte della Thailandia.
Quando arriviamo al confine è ormai sera… speriamo che gli agenti credano al fatto che abbiamo perso i documenti ma niente senza quel pezzo di carta non possiamo lasciare il Paese.
Thom prova a spiegare la situazione in thailandese ma non c’è niente da fare. Da qui non si esce.
E’ notte fonda, carichiamo la VàLe sul pick-up e percorriamo circa 350 chilometri fino a un altro valico di frontiera.
Ci sediamo nell’unica caffetteria aperta e ordiniamo quello che, ancora oggi, ricordiamo come il miglior cappuccino di tutto il giro del mondo.
Thom cerca di trovare una soluzione. L’attesa dura ore.
Stendiamo i panni ad asciugare al sole, mangiamo qualcosa e passeggiamo nei dintorni della frontiera cercando di ingannare il tempo.
È proprio durante quella lunga attesa che un ragazzo si avvicina incuriosito dalla VàLe.
Anche lui ha una Lambretta. Dopo pochi minuti di chiacchiere si offre di darci una mano. Grazie alla sua conoscenza delle procedure doganali e non solo, riesce a procurarci l’assicurazione per il Laos e ad aiutarci a sbloccare una situazione che sembrava destinata a complicarsi ancora.
Mentre aspettiamo gli ultimi documenti, Thom ci invita ad assaggiare una specialità preparata da un anziano venditore con il suo carretto.
Una semplice fetta di pancarré farcita con gelato al cocco, sorprendentemente buono.
Stringiamo la mano a Thom con un misto di gratitudine e dispiacere.
Nonostante tutti i problemi causati dall’agenzia, lui non ha mai smesso di cercare una soluzione. Prima di separarci ci promette una cosa.
«La prossima volta penserò personalmente ai vostri documenti.»

Perché Chiang Mai è considerata la capitale culturale della Thailandia?
Per oltre cinque secoli Chiang Mai è stata la capitale dell’antico Regno di Lanna, sviluppando una cultura distinta dal resto del Paese. Ancora oggi conserva una forte identità, visibile nei templi, nell’artigianato tradizionale, nella cucina del nord e nelle numerose feste locali che si svolgono durante l’anno.
Qual è il mercato più autentico di Chiang Mai?
Se il Night Market è perfetto per vivere l’atmosfera serale e lo street food, chi cerca un’esperienza più locale dovrebbe visitare il Warorot Market (Kad Luang), storico mercato frequentato soprattutto dai local. Qui si trovano spezie, prodotti freschi, fiori, dolci tipici e ingredienti della cucina del nord della Thailandia.
Quali piatti tipici del nord della Thailandia vale la pena assaggiare oltre al Khao Soi?
Oltre al celebre Khao Soi, la cucina del nord propone specialità poco conosciute come la Sai Oua, una salsiccia speziata alle erbe aromatiche, il Nam Prik Ong, salsa di pomodoro e carne macinata servita con verdure, e il Nam Prik Num, una salsa a base di peperoncini verdi arrostiti. Sono piatti che raccontano l’identità gastronomica dell’antico Regno di Lanna.
