Un ponte sul fiume separa gli uffici doganali tra Nepal (kakarvitta) e Bengala (Panitanki), sbrighiamo le pratiche velocemente, il panorama è caratterizzato da palme altissime e piantagioni di thè basse e ordinate, le cime maestose e innevate della catena Himalayana di Kanchenjunga ci salutano per qualche minuto prima di scomparire dietro i nuvoloni.

La vita di queste zone di campagna è semplice e tranquilla, animali liberi e personaggi bizzarri impegnati in strani lavori , superiamo vari corsi d’acqua dove i pescatori calano le reti o si immergono con l’acqua fino alle spalle per pescare; la strada è tremenda, piena di dossi alti e inaspettati..buchiamo e mentre cambiamo la ruota, a parte ad avere il pubblico che ci osserva, ci accorgiamo di avere il tamburo posteriore crepato…una bella rogna!


Superiamo Gossaigaon con la pioggia, le persone sono un po’ più scure di carnagione qui perché siamo ai confini con il Bangladesh, anche l’abbigliamento è un po diverso, colori uniformi ma sgargianti, ogni tanto qualche motorino ci si affianca e ci chiede da dove veniamo, poi ci saluta con un mega sorriso. Lasciamo le campagne per inoltrarci nel caotico traffico di Guwahati, capitale dell Assam; la destinazione seguente è Shillong, capitale dello stato federato di Meghalaya, per raggiungerla tante curve su strada trafficata e non buona, in più la pioggia leggera ma  persistente non ci rende la vita semplice, ma questa regione è rinnomata per essere la piu umida al mondo!

Andiamo in cerca di un saldatore per cercare di rimediare al danno, ore a far su e giù per la città, che a quanto pare ha solo un’officina che può saldare l’alluminio… il traffico non ci dà tregua nemmeno in uscita dalla città, ma inoltrandoci sulla montagna veniamo ripagati dalla bellezza della foresta, dall’aria fresca e dall’odore di legna bruciata nei piccoli villaggi di montagna.

 

Purtroppo la pioggia ci fa compagnia anche nella zona delle Jaintia Hills, questa è una zona remota e per la maggior parte ancora inesplorata dai turisti, la jungla tropicale con le sue numerose cascate (tra cui spicca la quarta più alta al mondo), i torrenti che si attraversano con  ponti fatti di radici viventi e i vari parchi naturali, rendono la Regione di Meghalaya un luogo magico. I popoli tribali sono calorosi e sorridenti, vivono di agricoltura e allevamento, sono molto più puliti rispetto alle città e non hanno ancora imparato a “fregare” i turisti, ma hanno purtroppo perso le caratteristiche più etniche per opera dell’ evangelizzazione Cattolica e luterana.

 


La strada che abbiamo scelto per attraversare questa parte di India costeggia il confine con il Bangladesh, la pioggia di questi giorni ha causato varie frane sulle montagne che dobbiamo attraversare e questo crea chilometri e chilometri di fila, con camion che si incastrano l’uno con l’altro bloccando tutto! Alcune zone sono poi bloccate dalle ruspe che cercano di liberare il passaggio, tutte le curve sono devastate dall’acqua che scende dalla montagna e crea delle voragini sulle strade di terra, il fango per molti tratti arriva all’altezza della pedana..è un delirio, da una parte la montagna, dall’altro lo strapiombo!!!

Troviamo ospitalità e una sistemazione per la notte ad un check point militare, è buio e siamo ancora lontani dalla città, molto gentili e socievoli, i militari ci fanno accomodare in una camerata, attrezzandoci il letto e portandoci anche un’ottima e abbondante cena.

Il giorno dopo riprendiamo il nostro viaggio. La strada purtroppo non migliora, ma la jungla è fantastica: fitta vegetazione, farfalle grandissime e variopinte, ad ogni curva c’è una cascatella. Durante il percorsoincontriamo piccoli villaggi di montagna con 6/7 case e alcune abitazioni abbandonate. Ogni villaggio ha il suo check-point con militari super armati, a Nugba ci accompagnano in un negozietto a comprare benzina e ci spiegano che sono lì per la sicurezza. Anche lungo la strada incontriamo molti carrarmati e furgoni carichi di militari con mitragliatrici e lancia razzi, lcuni sono fermi in esplorazione tra i boschi, altri in movimento. Nei valichi più grandi ci fermano per registrare anche il nostro passaggio.

Scendiamo finalmente dalle montagne e per prima cosa arrivati ad Imphal ci fermiamo a lavare la Lambretta e le nostre scarpe..siamo un ammasso di fango!
Riprendiamo fiato per qualche giorno e approfittiamo per fare piccole riparazioni, la cosa che più ci colpisce di Imphal è il mercato con i suoi colori, la varietà di prodotti, alcuni dalla forma sconosciuta, e le facce delle donne intente alla vendita.

La nostra ultima tappa è Moreh, per arrivarci attraversiamo una vallata di risaie e un susseguirsi di scuole, e poi ancora un po’ di sali e scendi e vari stop ai check- point. Questa montagna è un susseguirsi di caserme e alloggi militari, solo pochissime persone vivono qui, le donne sono forti e sono abituate a fare lavori pesanti, le vediamo spaccare la legna arrampicate sulla montagna, caricarla nelle ceste e trasportarla fino a casa facendo leva sulla fronte.
Dormiamo in una bettola umida ma vicinissima al border, oggi il Paese è in festa e tutto è illuminato da candele e fuochi d’artificio, i bimbi giocano con le miccette, le donne fanno disegni a terra con polveri colorate e fiori, i ragazzi bevono birra e fanno un gioco coi dadi lungo la strada, tutto risuona di festeggiamenti fino a che la pioggia non riporta questo piccolo villaggio alla sua quiete.

L’India nascosta del nord est
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