Attraversando il Mangystau
Lasciato il Mar Caspio alle spalle, il viaggio cambia ancora una volta volto. Davanti a noi ci aspettano centinaia di chilometri attraverso il Mangystau, una delle regioni più remote del Kazakistan.
I primi ad accoglierci sono alcuni cammelli che attraversano la strada con assoluta tranquillità. Poco dopo le montagne iniziano a scomparire, i paesi diventano sempre più rari e capiamo di essere entrati in un territorio completamente diverso da quelli attraversati fino a quel momento.

La steppa che sembra non finire mai
Le prime montagne sono basse e brulle, intervallate da canyon di roccia calcarea che, con il loro colore bianco, regalano al paesaggio un aspetto quasi lunare a ricordare quanto questa regione sia geologicamente unica.
Più procediamo verso sud, più il paesaggio cambia. Le falesie bianche lasciano lentamente spazio alla steppa.
Il paesaggio diventa sempre più essenziale: qualche cammello, pochi camion in lontananza e una strada che taglia l’orizzonte. Per ore guidiamo senza vedere l’ombra di una città. Solo caldo, miraggi e quella sensazione difficile da spiegare di attraversare un territorio dove l’orizzonte sembra spostarsi insieme a noi senza mai avvicinarsi.
Una foratura… e un incontro inaspettato
Sentiamo la VàLe sbandare leggermente. Foratura.
Filippo inizia subito a sostituire la ruota, ma dopo pochi minuti si accorge di aver dimenticato a casa la chiave a tubo da 13, proprio quella che serve.
Per fortuna Fili riesce sempre ad arrangiarsi. Mentre rimettiamo tutto nel bauletto, un’auto rallenta e si ferma accanto a noi.
Con nostra grande sorpresa sono i ragazzi francesi e il viaggiatore russo conosciuti durante i tre giorni di attesa del traghetto sul Mar Caspio. Ritrovarli proprio lì, nel cuore del Kazakistan, è una di quelle coincidenze che solo un viaggio on the road riesce a regalare.
Ci fermiamo a parlare qualche minuto, ci facciamo una risata e ripartiamo ognuno verso la propria destinazione. Non avevamo bisogno di aiuto ma il loro saluto ci regala una bella dose di entusiasmo per affrontare il resto della giornata.

Dopo 12 ore interminabili arriviamo a Beyneu che il sole è gia tramontato da un pò, stanchi, affamati e con gli ultimi sgoccioli di benzina. Decidiamo così di fermarci nel primo hotel che incontriamo, che per pura coincidenza, si trova proprio di fronte al benzinaio.
La mattina seguente Fili si sveglia prestissimo per riparare la ruota, e fare il pieno. Per sicurezza riempiamo anche due taniche da cinque litri. I distributori sono pochi e non sappiamo mai con certezza quanto disti il successivo.
Cento chilometri che sembrano molti di più
Sulla cartina il confine con l’Uzbekistan sembra ormai vicino. Mancano poco più di cento chilometri.
Pensiamo sia questione di un paio d’ore, ma ci sbagliamo.
L’asfalto lascia spazio a lunghi tratti sterrati, deviazioni e cantieri. Ben quattro ore di fatica su un percorso di breccia misto a sabbia e buche, scavi e dossi. Veniamo sballottati a destra e sinistra.
Con le taniche piene di benzina la Lambretta è più pesante del solito e ogni tratto sconnesso richiede ancora più attenzione.
Quando finalmente compare la dogana, siamo stanchi, coperti di polvere e indolenziti, ma anche soddisfatti di esserci lasciati alle spalle uno dei tratti di strada più impegnativi affrontati fino a quel momento.
E ora ci prepariamo ad attraversare un altro confine, l’Uzbekistan ci aspetta!
Informazioni utili
Il Mangystau è una delle regioni più isolate del Kazakistan e, proprio per questo, una delle più affascinanti da attraversare. Oggi molte strade sono state asfaltate rispetto al nostro viaggio, ma le distanze restano importanti e i centri abitati sono pochi.
Se percorri questo itinerario, ecco qualche consiglio nato dalla nostra esperienza:
- Fai rifornimento ogni volta che ne hai l’occasione. I distributori non sono frequenti e non sempre è facile prevedere quando arriverà il successivo.
- Non sottovalutare i tempi di percorrenza. Su queste strade cento chilometri possono richiedere molto più tempo del previsto, soprattutto se sono in corso lavori o deviazioni.
- Porta sempre acqua a sufficienza. Nei mesi estivi il caldo può essere intenso e, tra un centro abitato e l’altro, possono passare parecchi chilometri.
- Non avere fretta. Il bello del Mangystau non è arrivare in fretta alla meta, ma lasciarsi sorprendere dall’immensità del paesaggio, dai cammelli che attraversano la strada e da un silenzio che, almeno per noi, è stato uno dei ricordi più belli del Kazakistan.
- Se hai uno o due giorni in più, vale la pena fare una deviazione verso la valle di Bozzhyra, il luogo più spettacolare del Mangystau. È una deviazione impegnativa, ma i suoi canyon e le falesie bianche sono considerati tra i paesaggi più incredibili del Kazakistan.

la strada sembra non finire mai.

